
Il tovagliolo “che spende e spande”.
C’è un oggetto che da decenni vive sui banconi dei bar italiani.
È sempre lì.
Costa poco.
Sembra necessario.
Ma non asciuga.
Non assorbe.
Non risolve.
Se hai la barba… spalma “come se non ci fosse un domani”.
Se hai il rossetto… “sparge il disastro”.
Se non sei né l’uno, né l’altra… sei un Simpson!
Eppure nessuno lo mette in discussione.
Perché “si è sempre fatto così”. Perché c’è sempre stato.
Completa “un quadro".
“Il box dei tovaglioli resta lì, sul bancone, per abitudine.
L’identità no: o funziona, o ti espone.
Ed io lavoro perché funzioni”.
Quel tovagliolo non è solo carta scadente.
È il simbolo perfetto di tanta comunicazione aziendale che vediamo in giro e online…
Molte imprese oggi fanno marketing così:
- Un sito web “perché bisogna averlo”;
- Un logo rifatto “perché l’altro era vecchio”;
- Post pubblicati “per essere presenti”;
- Campagne lanciate “per fare rumore” (tanto, prima o poi, qualcuno cadrà nella rete).
La comunicazione che diventa arredo, “oggetto di scena”.
Fa presenza. Non fa direzione.
Esserci senza un perché, occupare spazio e non valorizzarlo, orientando il mercato.
E dobbiamo lavorare proprio in quel momento di imbarazzo, quando l’Imprenditore capisce che qualcosa c’è … ma non funziona.
Che parla ma non incide.
Che investe ma non guida.
Presenze obbligate.
Azioni scollegate.
Investimenti che “non ritornano”.
Conversioni che non “assorbono il problema”.
Ma lo estendono.
Il risultato?
Mercati affollati (di voci simili).
Brand intercambiabili (oserei dire indistinguibili).
Messaggi che scivolano via (mentre tutto scorre, inesorabile).
E poi ancora…
Diffidenza.
Incertezza.
Insicurezza.
Mancanza di orientamento.
Paura.
Il punto, capisci bene, non è comunicare di più.
Il punto è comunicare con funzione, con l’idea di servire, di proporre e realizzare un cambiamento.
Quindi:
Marketing che parte dall’identità e dalle relazioni.
Strategia che precede l’estetica.
Design che non decora, ma organizza… e visualizza.
Narrazione che orienta le scelte, non solo l’immaginario.
Quando questi lavorano insieme, succede una cosa semplice e rara: le persone capiscono chi sei, riconoscono il tuo valore e scelgono senza dover essere convinte… perché non stai più urlando ma stai facendo ordine: nella tua identità, nel messaggio che veicoli e nell’esperienza che offri!
L’Azienda ritrova la propria funzione (senso, scopo, significato, storia).
I collaboratori si allineano.
I Clienti scelgono più in fretta (perché consapevoli).
Il prezzo smette di essere l’unico argomento.
Chi costruisce questo ordine non deve inseguire l’attenzione del mercato o dei Clienti.
Ogni elemento della comunicazione, ogni messaggio, ogni scelta strategica è coerente e funzionale: così l’interesse arriva da sé, in modo naturale e credibile, senza forzature o troppo rumore (e senza un inutile dispendio di energie).
Dobbiamo riportare la comunicazione alla sua funzione originaria: chiarire, orientare, far scegliere, condividere.
Torniamo a parlare (e a comunicare) per necessità… e non per abitudine o per riempire un momento di silenzio!
Il tavolo, adesso, è pronto.
Sta a te decidere cosa vuoi servire.
A presto,
Alessandro.
